I video favoriti di Roberta

Berenice la Vendicatrice

Racconti 30 Giugno 2008

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……dopo una lunga chiacchierata con una amica alzò gli occhi verso la pista e vide un uomo che la fissava……..quello sguardo profondo la colpì e decise di accettare il cabeceo……..

 ……poi la delusione, anche se lo sconosciuto ballava discretamente, faceva parte del club degli “insegnanti cronici” e continuava a spiegarle cosa doveva fare durante il ballo!

Era indecisa tra due possibilità: pestare la testa su un muro (come punizione per esserci ricascata) o  lasciarlo da solo al centro della pista (ma per educazione non riusciva a tornare alla propria sedia) e alla fine cedeva alla tortura!

 

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……su quelle splendide note “l’insegnante cronico” le bisbigliava all’orecchio: appoggia di più il petto, alza un po’ il gomito, spingi di più con la mano, inarca la schiena, appoggia il tacco ma rimani in punta, ecc. …… lei resisteva pensando che sarebbe stato meglio andare a fare una bella partita a booling.

 

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……ma ecco l’illuminazione, nella borsetta aveva la soluzione! Un nuovo prodotto che rende inoffensivo qualsiasi tipo di “insegnante cronico”: lo spray tappabocca!

……ecco fatto, almeno l’ultimo brano della tanda riuscirà a farlo ascoltando la musica e non quella voce inutile.

 

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Claudio

L’UOMO VETRINA E LE DONNE TROFEO

Racconti 22 Maggio 2008

… Anche quel mattino aprì gli occhi sulle note di Gallo ciego provenienti dalla sua amata sveglia, completamente rivestita di peluche fuxia, comperata qualche mese prima  in un negozietto di cianfrusaglie cinesi.

Aveva ritrovato da poche ore il suo letto. Per tutta la notte aveva danzato in una fantastica milonga, scegliendo una ad una le sue compagne di tanda tra l’immenso campionario esposto lungo la sala.

Ognuna era stata scelta per un particolare: chi per il sorriso, chi per lo sguardo, chi per l’abito, chi per la sensualità dei movimenti e tutte erano entrate a far parte del suo mondo. Le aveva saggiate, come si prova un abito in un grande magazzino.

Dopo una accurata selezione, aveva deciso quali sarebbero entrate nella sua vetrina, come avrebbe disposto le luci, con quale tessuto le avrebbe ricoperte e cosa avrebbe scritto sul cartellino che avrebbe appeso al collo di ciascuna.

Così, si diede da fare per realizzare il suo progetto, un piccolo museo delle cere, popolato di donne svuotate della loro grande personalità, del loro profumo e della loro intensità, trasformate in  statue-trofeo da mostrare agli altri, nella convinzione di averle esaltate, di essere riuscito a capirle.

Ma il calore di quelle luci, tanto ben posizionate, aveva liberato le statue dallo strato di cera e, un po’ alla volta, riacquisita la loro umanità, le donne avevano trovato la strada per uscire dalla vetrina. Ora, erano lì, attorno al letto del loro imbalsamatore e, grazie allo stesso complicato procedimento, lo stavano preparando per essere esposto nella sua ricercata teca di cristallo.

Eccolo così, perfettamente posizionato nella vetrina, da solo e rivolto verso uno specchio.

Ma le donne, memori di quanto era successo in precedenza, non accesero le luci; adesso sapevano che il loro carnefice avrebbe potuto ammirarsi tra le ombre di quel piccolo mondo artificiale e ricoprire un posto d’onore nella sua amata vetrina.

Claudio