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“Il Volo” di Horacio Verbitsky

In epoca di mistificazone della realtà, mi sembra interessante riportare un dettaglio dell’ intervista rilasciata dall’ ufficiale dell’ esercito Adolfo Scilingo, responsabile di avere pilotato in due occasioni gli aerei da cui si gettavano, in stato di semi incoscienza, i “sovversivi”.

Nel lessico militare i sequestri erano “arresti”; Torturare era ” ottenere informazioni dal nemico”; Rubare era “recuperare”; Uccidere clandestinamente era “eliminare i sovversivi”. Queste piccole accortezze lessicali conferivano apparente legalità ad azioni che in realtà violavano qualunque legge militare, qualunque convenzione internazionale, qualunque morale religiosa.

  Tutto ciò mi ricorda qualcuno che si ostina a dare altri nomi al favoreggiamento della prostituzione minorile

Da leggere “Il Volo” di Horacio Verbitsky

Roberta

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Mi permetto di aggiungere al post di roberta alcune informazioni sul libro

Sono stato all’ESMA. Le voglio parlare.” Così inizia una delle interviste più importanti per la storia dell’Argentina contemporanea e per il mondo intero. Adolfo Scilingo, capitano di corvetta, ex membro dell’apparato repressivo che ha detenuto il potere in Argentina dal 1976 al 1983, confessa pubblicamente e per la prima volta al giornalista Horacio Verbitsky che alcuni desaparecidos venivano gettati in mare da un aereo dopo essere stati narcotizzati. Fino al 1995, anno in cui “Il volo” è stato pubblicato in Argentina, solo le vittime della repressione avevano denunciato quest’orribile modalità di eliminazione dei detenuti politici. Punto di svolta nella conoscenza e nell’analisi della storia recente del paese, “Il volo” ha rappresentato anche uno strumento probatorio fondamentale nel corso del processo condotto dal giudice spagnolo Baltasar Garzón contro lo stesso intervistato. Nell’aprile del 2005 Scilingo è stato condannato a 640 anni di carcere da un tribunale spagnolo.

http://www.ibs.it/code/9788860440914/verbitsky-horacio/volo-le-rilevazioni-di.html

Carlos Gavito: ritratto d’artista

La gioia del tango inizia in una scuola quando il maestro sceglie una musica, in genere facilmente orecchiabile, e tu muovi i primi passi. Non ti dimenticherai mai di questo giorno. L’emozione è forte e sei solo alla pagina uno. Un giorno dopo l’altro imparerai una gran quantità di tecnica e molto probabilmente un bel numero di figure che in gran parte dimenticherai. Ma va bene così perchè la scuola ti abitua ad avere un rapporto con la musica e con chi stai ballando, la confidenza con le piastrelle del pavimento ti lascerà scegliere le movenze, magari una semplice camminata. Niente è più difficile di ciò che appare semplice.

Mi sono permesso di iniziare quest’articolo con un estratto della pagina che introduce al nuovo libro di Massimo Di Marco:

Carlos Gavito: ritratto d’artista


Sono parole di Gavito e, per chi cerca di insegnare il Tango, anche un piccolo testamento.

Un messaggio da trasmettere a chi si affaccia al mondo del Tango magari un attimo prima di cominciare a spiegare passi o tecniche.

E’ successo ancora.

Mi capita che, in momenti di stanchezza o di noia, il Tango non riesca a darmi l’energia o semplicemente la curiosità per rinnovare l’entusiasmo e la voglia di ballare.

In questi momenti di sconforto allora mi giunge inaspettato ma sempre gradito il libro fresco di stampa di Massimo Di Marco che riaccende la mia curiosità, riattiva sinapsi e mi forza a rielaborare le mie conoscenze, le mie esperienze portandomi ad esplorare nuove idee e intuizioni.

“Il Tango è per Gavito la fonte di tutto…”

Ed il Tango di Gavito è il risultato di una vita ricca, avventurosa, tragedia e commedia vissuta sempre d’artista con i suoi splendori e le sue miserie.

Nel suo precendente libro su Gavito, che risulta imprescindibile per apprezzare il valore di quest’ultimo, Massimo Di Marco con la curiosità ed il talento narrativo di un romanziere ci aveva regalato una bellissima biografia mentre Monica Fumagalli si era concentrata sull’aspetto tecnico del Tango nel Maestro.

In questo nuovo libro la figura di Gavito viene ricostruita attraverso le influenze certe, ma anche possibili, che hanno contribuito a creare quello che a tutti gli effetti è un Mito de Tango.

Di Marco ci prende per mano e idealmente ci accompagna lungo la galleria dei personaggi con i quali Gavito si è dovuto confrontare, più o meno direttamente, per diventare quel personaggio che abbiamo conosciuto.

Tangueri di barrio ,in alcuni casi ascesi a palcoscenici internazionali, musicisti e letterati. Nomi più o meno noti a chi il Tango solo lo balla ma significativi per chi si nutre anche di cultura o che comunque vuole scoprire e capire di più di Tango, magari di Argentina, sicuramente della vita.

Attraverso storie, brevi ma esaurienti schede informative, testi letterari Di Marco ricostruisce un contesto culturale ricco ed interessantissimo. Ci  indica le vie che chi vorrà potrà percorrere magari trovando aspetti anche inaspettati del tango che amiamo.

Ma l’operazione ancor più interessante che questa volta fa l’autore e quella di confrontare Gavito ed il suo Tango con le correnti artistiche e alcuni dei personaggi fondamentali del Novecento.

Di Marco fa quello che un pò tutti noi avremmo desiderato, eleva il Tango alle manifestazioni culturali e artistiche più alte con l’intento, a mio avviso, non di sminuire la componente popolare del tango ma bensì di  collocarla là dove meriterebbe di stare.

La sua operazione, che io apprezzo molto, attraverso anche una originale approccio intellettuale nei confronti del Tango e del Mondo che gli sta attorno ci spiega che non c’è unicamente una cultura bassa e una alta ma che il mondo che viviamo è fatto di relazioni e che sono queste che contribuiscono a formare il Valore delle cose e delle persone.

Massimo Di Marco è un instancabile e formidabile tessitore di relazioni.

A lui va il mio più affettuoso ringraziamento come autore e coraggioso editore di Tango.

A tutti invito a leggere questo libro, oltre a tutti quelli editi dalla casa editrice di Massimo Di Marco,tra i quali Tangoblivion ha già recensito:

  • Carlos Gavito. La sua vita, la sua danza
  • Il Tango nel Cuore. Storia di Eduardo Arolas. El Tigre del Bandoneon.
  • Trovate tutte le informazioni sui libri nel sito: http://www.tangolibri.it/libri.htm

    Daniele

    Zazie dans la Milonga

    In questo articolo si parlerà di libri e Tango ma anche di film e di accellerazioni e fantasia… e possibilità.

    E’ da un pò che avevo in mente di scrivere questo post, impegni vari non mi hanno permesso di concentrarmi. Prima di dedicarmi all’evento matrimoniale voglio però lanciare questo piccolo stimolo, non fosse altro per non correre il rischio di dimenticarlo.

    Abbiamo già parlato di Raymond Queneau qualche tempo fa in un post su uno dei suoi libri, “Esercizi di Stile”, che, a mio avviso, poteva essere un paradigma perfetto della possibilità trasposto nell’universo del Tango.
    Come alcuni avranno già intuito , questa volta parleremo di “Zazie nel metro“.

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    Si tratta di un romanzo molto divertente, ambientato a Parigi, che narra le vicende roccambolesche di una scatenata ragazzina, Zazie, affidata per qualche giorno ad uno zio a dir poco originale.
    La ragazzina desidera vedere il metro ma proprio in quei giorni uno sciopero glielo impedisce.
    Vivacissima e alquanto “schietta”, Zazie metterà a soqquadro la vita dello zio e di altri strani e divertentissimi personaggi.
    Queneau crea un romanzo con delle dinamiche sorprendenti sia dal punto di vista narrativo che nell’uso di invenzioni metalinguistiche.
    Usa parole e frasi trasformandole come fuochi d’artificio. Inventa personaggi che si moltiplicano nel corso del storia. Donne che lentamente si trasformano in uomini…
    Artifizi che escono dalla storia soprendendo l’ignaro lettore… e molto altro.

    Ma cosa c’entra tutto questo con il tango.

    Beh, c’entra!!! Come c’entrava Esercizi di Stile. Per scoprire e approcciarsi con continuo e rinnovato ardore al Tango, a mio avviso, c’è la necessità di giungere da molteplici e differenti cammini. C’è bisogno di metterlo in crisi, di metterci in crisi, e di ritornare al Tango con occhi nuovi, con un nuovo spirito.
    Se da un lato è necessario il “lavoro artigianale” che ci consente di migliorare movimenti, posture e approcci, dall’altro è necessario coltivare interessi ed attenzioni verso altri lati della nostra esistenza così da trasformare il Tango nel proprio particolarissimo Tango e per non lasciarlo imbalsamare da filologie , talora inventate ad hoc.

    Ma c’è di più !!

    Nel 1960, Luis Malle decide di trasporre il testo di Queneau in film.
    Si tratta di una scelta coraggiosa (o forse incosciente come piace a noi) che non fu molto apprezzata al tempo ma che ci lascia un piccolo gioiello di sperimentazione cinematografica.
    Malle mette in mostra una grandissima maestria nel rendere le piroette letterarie di Queneau.
    Sfrutta al massimo le possibilità della macchina da presa, inventa scene impossibili che spesso però passano inosservate ad un pubblico poco attento.

    E cosa c’entra questo ????

    Tra le tante invenzioni Malle ne produce una che dà un effetto sorprendente, se pensiamo ai mezzi utilizzati al tempo.
    Nella scena si vedono i personaggi che si muovono normalmente mentre intorno a loro  tutto si muove velocemente descrivendo così il caos frenetico di Parigi.
    Non potendo usare tecnologie sofisticate, Malle obbligò gli attori a muoversi molto lentamente durante la scena. La stessa scena poi fu montata con una velocità 2 o 4 volte maggiore producendo questo effetto straniante.

    Non ditemi di non mai aver mai vissuto almeno una volta questa sensazione in milonga !!!
    Mentre voi cercate di gustarvi un bel tango con ritmi lenti cercando di entrare in sintonia con le pulsazioni della musica e del cuore, attorno a voi strani personaggi sfrecciano con movimenti vorticosi e talvolta pericolosi.
    Se Malle potesse rifare le scene di Zazie in queste occasioni, non avrebbe proprio bisogno di espedienti.

    Concludendo.

    Zazie arde dal desiderio di vedere il Metro di Parigi ma proprio quando lo sciopero finisce e la zia la accompagna alla stazione, usando il Metro, la piccola si addormenta non accorgendosi di niente.

    Chissà se quando riusciremo veramente ad accedere al Tango, quello ideale a cui tutti protendiamo, ce ne renderemo conto oppure ci addormenteremo abbracciati e pensando, al risveglio, di aver solo sognato questa bellissima sensazione.

    Vi lascio con il trailer del film “Zazie nel Metro” nel quale riconoscerete un giovanissimo Philippe Noiret.

    Immagine anteprima YouTube

    Daniele

    Invito…

    … a riscoprire la sezione “Libri” del nostro blog cliccando qui

    Daniele

    ” Click sui giovani”

    E’ uscito, edito da Cittadella,  il libro ” Click sui giovani”, il cui autore è il nostro esimio Vice President Marco Gallizioli. 

    Ne consiglio a tutti la lettura che io ho trovato molto agile e interessante. Il testo è ricco di spunti di riflessione ed apre le porte verso nuove letture. A Venezia, lo trovate presso la Libreria Studium, (San Marco 337 c) .

    Roberta

    Martin Fierro Animado

    Credo di non sbagliare dicendo che il più classico tra i classici della letteratura argentina è il poema epico “Martin Fierro” scritto da da José Hernández nel XIX secolo.

    Mi perdonerete se ne parlo senza però averlo letto.

    Si tratta di un opera che romanticamente usa la figura mitica del gaucho in contrapposizione con le spinte moderniste del presidente argentino Domingo Faustino Sarmiento, molto più entusiasta della cultura europea che delle origini della sua terra.

    Da malvivente ed escluso, il gaucho viene riscattato per il suo carattere indipendente, fiero e disposto al sacrificio divenendo una figura mitica al pari dei cavalieri medievali, simbolo di un spirito patriottico argentino troppo spesso sopraffatto da colonizzazioni ed emigrazioni di vario tipo.

    Insomma un grande simbolo al punto che venne proposto come «Il libro nazionale degli argentini».

    Ma perchè ve ne parlo???

    Chi mi sta vicino sa che negli ultimi tempi mi è ritornata una vecchia passione, quella dei fumetti o graphic-novel. Tra ricerche, acquisti e studi non potevano sfuggirmi i disegnatori argentini che, al pari di quelli italiani hanno avuto e continuano ad avere un grande successo.

    Meritano dei post a parte “L’Eternauta” di Oesterheld e Solano, le opere di Alberto Breccia tra le quali “Che”, l’umorismo di Quino fino al fumetto di protesta sociale di Chelo Candia.

    Roberto “El Negro” Fontanarrosa è un altro fumettista molto famoso in Argentina soprattutto per le sue striscie umoristiche su “el Clarin”

    Embé? direte voi

    Embé ho scoperto che è stata presentato in Italia il lungometraggio animato del “Martin Fierro” con i disegni proprio di Roberto Fontanarrosa.

    Vi propongo il trailer del cartone animato sperando di riuscire ad averlo presto in possesso.

    Vi invito anche a far attenzione al personalissimo tratto e alle originali caricature dei personaggi tipiche del disegnatore argentino.

    Immagine anteprima YouTube

    Daniele

    Il Tango è buddista?

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    Diverso tempo fa lessi un libro che aveva preso in prestito Daniele: “Lasciarsi andare per non andare in pezzi” di Mark Epstein, psicoterapeuta e meditante buddista in New York.

    Il libro, riassunto brevemente, sottolinea gli aspetti della concezione occidentale dell’Io e li confronta con quelli che stanno alla base della meditazione buddista.

    Subito mi è venuto spontaneo paragonare la teoria buddista e la pratica del Tango. Chi si accinge ad una meditazione si mette in ascolto. Ascolta senza paura il proprio Vuoto e riesce a trasformarlo in un ponte verso l’Altro (mi scuso con gli esperti per le mie semplificazioni estreme). Così ho pensato all’abbraccio, al quel Vuoto che si percepisce  quando ci si pone in ascolto e all’incontro con quell’Altro che ci sta difronte e ci stringe tra le braccia.

    Cari amici è molto molto strano eppure mi sa che il Tango è buddista !!! 

    Voi cosa ne dite?

    Sara

    Libro di Foto di Tango


    Sono due giorni che giro per casa di Analia con un piccolo tesoro tra le mani, un libro trovato all’ateneo.
    Tango nunca antes de la medianoce di adriana groisman, ediciones lariviere.
    Sono foto scattate nelle milonghe di Buenos Aires, ogni foto riporta accanto il nome della milonga e l’ora in cui fu scattata. Sono il frutto di due anni di perlustrazione della fotografa in questo mondo notturno.
    Veramente un bellissimo lavoro, carico di sensibilita, di rispetto di delicatezza e intensita al tempo stesso.
    Coppie sconosciute e coppie famose come Geraldine e Javier, tra le siluette si scorge poi quella del Tete con una signora tra le braccia che pare abbia visto il paradiso, Gavito in posizione plastica alle2.30 a La Trastienda e poi foto delle preparazioni per la serata in milonga , il Tete che prova l’abbraccio da solo davanti al como in un orribile pullover, Di Analia in vasca da bagno, Osvaldo in tuta che si stira i pantaloni per la noche.
    Molto bello aldila’ delle qualita’ estetica delle immagini per l’atmosfera e la testimonianza che offrono.

    Recensione di Sara

    “Il prefisso di Dio”

    Qualche giorno fa Irene mi invia un sms un pò criptico nel quale mi propone due titoli di libri suggeriti in una trasmissione televisiva. Uno di questi è:

    Il prefisso di Dio. Storie e labirinti di Once, Buenos Aires” di Francesca Bellino.

    Premetto che non l’ho letto ma dalle informazioni che ho trovato in internet credo che possa interessare a molti dei nostri afficionados tangueros.

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    “Il prefisso di Dio è un viaggio nel quartiere ebraico di Buenos Aires alla ricerca dell’Undicesimo Comandamento.

    Rincorsa dal numero 11, l’autrice si perde in infiniti labirinti di storia antica e contemporanea e si lascia guidare dai personaggi che incontra sulla sua strada.

    Immigrazioni vecchie e nuove, tradizioni e mistica ebraica, credenze popolari e miracoli, tango porteňo e tango yiddish, la memoria e i fatti dell’attentato all’Ambasciata di Israele e all’Amia e della morte dei 194 ragazzi nella discoteca Cromañon, gli psicoanalisti del dopo crisi del 2001 e la convivenza tra culture diverse sono alcuni dei temi trattati in questo diario-reportage che cerca di stimolare il lettore in una personale ricerca di un nuovo Comandamento per le attuali società plurali.”

    Penso proprio che lo comprerò, nel frattempo invito chi lo avesse già letto a lasciare un commento.

    Intervista all’autrice del libro Francesca Bellino

    Un ringraziamento ad Irene

    Daniele

    “Quintetto di Buenos Aires” di Montalban.

    Sono arrivato circa ad 1/4 del libro di Montalban
    quando…
    sorpresa
    esce dal palco Adriana Varela

    si, proprio lei che ci ha fatto sognare sulle note di Malena (anche se questo Tango mi è uscito dalle orecchie)

    Nel romanzo interpreta un tango scritto da Montalban appositamente.

    In realtà lo scrittore spagnolo aveva visto la scena nel suo viaggio a Buenos Aires, quando, in una notte di tango al Berretin, vide la cantante per la prima volta


    Manuel Vázquez Montalbán y Adriana Varela, en Barcelona.
    (Foto Consuelo Bautista).

    La noche prometía la novedad de una casi debutante Adriana Varela, que entusiasmaba a mis introductores, y por el Polaco y por ella me habían llevado al local. En Quinteto de Buenos Aires, la entrada de Adriana Varela la describo tal como yo la había sentido en la irrealidad de El Berretín: “Aparece una mujer escotada y blanca. Enigmática y con las siete puertas y los seis sentidos bien puestos bajo la luna”.

    el estilo de la Varela era una alternativa radical. El tango ha de salir del cuerpo por todas sus puertas, hay que cantarlo con los seis sentidos, y ella lo emitía desde el centro del mundo, el lugar elegido por sus pies para apoderarse del escenario, sin permitirse señales extras, presencia y voz, como la Piaf o Chavela, a lo sacerdotisa austera, quizás el exceso de sus ojos como una ventana y ventosa de nuestra entrega de espectadores sometidos

    da Adriana Varela: o tango o cocaína di MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN