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Ciò che resta del Tango

Lo scorso sabato in milonga guardavo la gente ballare.
Milonguero o Tango Nuevo, uno stile personale o la continua ripetizioni di passi appresi.
Il questi miei 5 anni di Tanguero in cui ho ballato, ma nemmeno tanto in confronto a molti amici, mi sono accorto che il tango ha subito dei cambiamenti.

Sono pochi 5 anni ma mi risulta evidente che chi prima voleva ballare un Tango più fantasioso sceglieva un certo tipo di abbraccio e di dinamica che adesso appaiono ormai passati.

Infatti constatavamo che c’è ancora qualcuno in sala che persegue gli insegnamenti degli anni ’80 e che appare un pò anacronistico.

Dall’altro lato la nuova frontiera che porta ai limiti delle possibilità l’abbraccio, la variazione sugli assi etc. ad un certo esaurirà le spinte innovative.

Mi pare difficile che questo tipo di tango avrà la forza per sopravvivere per vari motivi.
Il primo è che la musica su cui nasce, definita elettrotango o simile, non ha lo spessore e la profondità per sopravvivere al tempo di una moda.
I Gotan Project, sulla cui musica abbiamo tanto ballato, sembrano ormai passati molti altri faranno la stessa fine.

Voi mi direte che il tango Nuevo si può ballare anche su classici degli anni ’40 e ’50.

E’ perfettamente vero.
Ma per quanto il contrasto tra quella musica e questo nuovo tango abbia anche un certo valore estetico ( si lo ammetto mi piace) sempre di contrasto si tratta.

Si può dire allora che qualcosa nel Tango rimane e qualcosa passa.

Di volta in volta le innovazioni lasciano tracce più o meno evidenti su ciò che resta e quindi c’è un’evoluzione.

Io non credo a quelli che dicono che c’è solo un Tango-Tango.
Normalmente questi sono argentini di vecchia data.
Credo però che ci sono elementi che andranno ad aggiungersi ai differenti modi di ballare ed altri che non avranno nessuna importanza tra qualche anno.

Io spero che:

  • passi tutto ciò che stanca e non sono fisicamente
  • l’abbraccio si riavvicini perchè è più bello
  • il Tango stretto diventi più dinamico e si possa vedere in milonga qualcuno a cui copiare i passi
  • la gente alzi la testa quando balla e magari smetta di avere la faccia da tango o il sorriso ebete perchè gli è riuscito il passo
  • le donne smettano di abbracciarmi con la mano sinistra appoggiata al mio fianco
  • ognuno si sforzi (io per primo) di imparare il tango in Milonga e non solo di seguire pedissequamente  schemi e passi

Voi che ne pensate???

Cosa rimarrà e cosa passerà???

Daniele 

About Daniele

Daniele ha scritto 647 articoli in quessto blog.

Uno dei membri fondatori dell'Associazione Tangoblivion. Affianca il maestro Claudio Ruberti nei corsi di Tango e si occupa del sito web e della grafica di Tangoblivion assieme alla moglie Sara Ghezzo

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8 comments to Ciò che resta del Tango

  • Silvia

    Resterà la voglia di un abbraccio fra due. Il desiderio di esprimersi attraverso la poesia che sa dare il tango. Il piacere di muoversi con la musica. La sensazione di socialità che dà la Milonga. Le pazzie che si fanno per imparare a ballare prima e per andare a ballare poi. La necessità di provare a copiare stili ed espressioni diverse quale unico mezzo per vedere se quel tipo di tango può fare al proprio caso oppure no. Il gioco dei ruoli fra chi invita e chi viene invitato e tutta la gamma di possibilità che il gioco tango mette in campo per provarsi, per conoscersi un pochino meglio, se ci si sa ascoltare. Credo.

  • AnnaLaDj

    Rimarranno D’Arienzo, Calo’, Di Sarli, Canaro, Pugliese, Troilo, Fresedo, Biagi, Tanturi & C…..

  • Isabella

    Io:
    Spero che non ci sia un tango e basta…
    ma spero anche che tutto questo tango nuevo non influenzi troppo il tango che si balla da 100 anni…
    non abbraccio sul fianco,ma abbraccio come se trovassi un amico dopo molto tempo e gli butto il braccio al collo per fargli sentire il mio affetto…
    spero che la gente smetta anche di vestirsi da tango…tutti di nero e tutti seri come se gli fosse successa la cosa più brutta del mondo!!!…ehi ragazzi: STATE BALLANDO!!!

    Concordo molto con quello che dici!
    …sono d’accordo anche con Anna.

  • Roberta

    Rimarranno le grandi orchestre ed i grandi interpreti, come dice Anna; rimarranno gli esempi dei grandi ballerini e dei grandi maestri; passeranno, mi auguro, i maestri improvvisati e i loro allievi. Rimarrà TangOblivion con tutti coloro che hanno reso possibile l’esperienza che stiamo vivendo insieme, primo fra tutti Claudio.
    Forse non passerà mai la forma priva di sostanza: oggi la manina sul fianco dell’uomo, domani qualcos’altro, ma che ci vuoi fare? Il tango standardizzato si vende bene; la ricerca di un tango più personale è faticosa, richiede tempo, sforzi, spese, forza di volontà, umiltà a palate.
    Per concludere, la musicalizadora che è in me vorrebbe esprimere un desiderio e cioè che si diffonda una maggiore coscienza musicale tra noi ballerini. Mi piace tantissimo vedere chi si alza per ballare quella tanda e non un’altra, quell’ orchestra e non un’altra, quel tango e non un altro. Seduti ad una tavola imbandita, possiamo SCEGLIERE i nostri vini preferiti!

  • Marcogalliz

    Il tango è un fenomeno artistico, antropologico e sociale; è cultura e come tale è nella storia. Ma la storia è movimento, è dinamismo. Per forza di cose anche il tango è destinato a cambiare, come è cambiato nei primi cinquant’anni della sua esistenza. Nei primi anni del XX secolo non si ballava e non si ascoltava musica tanguera come negli anni Quaranta del Novecento. Chi, oggi, balla lo stile milonguero, non lo balla come negli anni Quaranta ed il modo di percepire la musica delle grandi orchestre oggi è differente da quello del passato. Cambiare è, quindi, inevitabile, anche se, in sé e per sé, il cambiamento non è sempre positivo: è solo inevitabile! Ciò che, a mio avviso, non dovrebbe mai trasformarsi è il senso di questo ballo popolare, già descritto nei precedenti interventi. Chiedere che tutto resti immobile nelle forme ingessate del passato, però, potrebbe finire con l’uccidere il tango, che, come fenomeno vivo, non può che essere trasformazione, ricerca, ampliamento di orizzonti. Per cui, credo che non si debba temere il cambiamento in quanto tale, ma – come dice Roberta – essere convinti di cosa sia il tango per rinnovarne lo spirito, sapendo che certe innovazioni saranno destinate a scomparire presto, ed altre, più consapevoli e più rispettose del tango, inteso come”idea”, daranno vita a nuovi suggestivi percorsi.

  • Marcogalliz

    Mi sono dimenticato di dire che, per me, l’esempio più fulgido di un musicista capace di cambiare e di non perdersi mai è A. Tròilo. Tu, Roberta, sai che, quando mi metti un Troilo degli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta ecc ecc… io mi alzo sempre e, generalmente, busso alla tua porta :-)

  • Michele

    Sono tanto acerbo di tango per potermi collegare pienamente al discorso di Daniele, però, vista da un novizio, la cosa appare piutosto normale. Credo che inizialmente vi sia stata una mercificazione del tango ed una conseguente commercializzazione del, passatemi il termine, “prodotto”. Oggi, anche grazie agli svariati viaggi in argentina tenuti da molti,chi legge probabilmente ne è tornato da poco e presto ritornerà, qualcosa sta cambiando, qualcosa. Nel mio bagaglio di conoscenze tanghere vi sono diverse persone che, probabilmente non istruite correttamente, mai abbandonrebbero quello che loro chiamano Tango…inutile cercare di spiegare loro a proposito di abbraccio, poesia, e tanto meno compositori…sigh! Inutile continueranno a pensarci con giarrettiera e rosa in bocca…
    Mi consola il fatto che il piacere è per pochi e un giorno ne godrò anch’io!!!

  • Fabrizio

    sono d’accordissimo con Marco, il movimento e il cambiamento sono “VITA”…personalmente il mio viaggio tanguero ha avuto un’evoluzione dal nuevo al milonguero ( con una fase intermedia tanto per fare ancora più confusione )…ma tutti hanno un senso..anche se per me quello a cui sono approdato “è il tango” , ma sottolineo per me….capisco comunque chi cerca nuovi percorsi…credo però che l’importante sia farlo con rispetto per l’idea del tango, con la realtà della milonga e la sua profonda storia e tradizione ….quindi costruire il nuovo va bene ma con solide radici , solo così potrà rimanere qualche cosa.