Dopo una settimana difficile, piena di nervosismi e tensioni, Sara ed Io ci siamo guardati negli occhi: “Andiamo al cinema”.
Solo il titolo conoscevo del film in programmazione : “Il pranzo di Ferragosto”.
Normalmente mi documento prima di varcare la soglia del cinematografo per non incappare in delusioni o truffe.
Questa volta, la voglia di distrarci ci ha condotto ad occhi chiusi.

“Il pranzo di Ferragosto” è un piccolo gioiello.
Fatto con pochi soldi assoldando 4 splendide vecchiette che con la loro esuberanza riempiono di buonumore ed ironia la sala.
Il regista, Gianni de Gregorio, è anche protagonista del film.
Pacifico e dalle belle maniere, Gianni vive con la vecchia madre e con un mare di debiti. Proprio per questo accetta la proposta di accudire la madre e la zia dell’amministratore, e poi anche la madre del medico, durante il Ferragosto.
Roma è deserta, le famiglie in vacanza, gli anziani soli.
Il compito è arduo ma, pur con grande fatica, Gianni riesce a creare un piacevole Pranzo di Ferragosto.
Mi sono impersonificato nel protagonista perchè anch’io ho avuto e ho il compito di accudire genitori e parenti anziani. Ci vuole un pò di pazienza e molta filosofia ma devo dire che c’è anche un ritorno. Comprendi la vunerabilità della vecchiaia e diventi più tollerante con loro e con gli altri in generale.
Non ci sono nè eroi o grandi protagonisti , ma solo gente normale in questo film. Con le loro debolezze e solitudini ma anche con una normalissima voglia di vivere.
Usciti dal cinema con il buonumore e con la chiara consapevolezza di cosa fosse importante per noi in quel momento abbiamo ringraziato il regista e le splendide vecchiete del film e ce ne siamo felicemente tornati a casa.
“E’ stata una bella idea quella di andare al cinema”, dice Sara “si, e pensare che il cinema esiste già da più di cent’anni !” le rispondo.
Daniele
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mi piace quando condividete queste esperienze con noi tramite il blog… non solo mi avete consigliato un bel film, ma mi avete fatto sorridere in qualche modo.
e vi assicuro che oggi era un’impresa non facile farmi sorridere.. grazie