… Anche quel mattino aprì gli occhi sulle note di Gallo ciego provenienti dalla sua amata sveglia, completamente rivestita di peluche fuxia, comperata qualche mese prima  in un negozietto di cianfrusaglie cinesi.

Aveva ritrovato da poche ore il suo letto. Per tutta la notte aveva danzato in una fantastica milonga, scegliendo una ad una le sue compagne di tanda tra l’immenso campionario esposto lungo la sala.

Ognuna era stata scelta per un particolare: chi per il sorriso, chi per lo sguardo, chi per l’abito, chi per la sensualità dei movimenti e tutte erano entrate a far parte del suo mondo. Le aveva saggiate, come si prova un abito in un grande magazzino.

Dopo una accurata selezione, aveva deciso quali sarebbero entrate nella sua vetrina, come avrebbe disposto le luci, con quale tessuto le avrebbe ricoperte e cosa avrebbe scritto sul cartellino che avrebbe appeso al collo di ciascuna.

Così, si diede da fare per realizzare il suo progetto, un piccolo museo delle cere, popolato di donne svuotate della loro grande personalità, del loro profumo e della loro intensità, trasformate in  statue-trofeo da mostrare agli altri, nella convinzione di averle esaltate, di essere riuscito a capirle.

Ma il calore di quelle luci, tanto ben posizionate, aveva liberato le statue dallo strato di cera e, un po’ alla volta, riacquisita la loro umanità, le donne avevano trovato la strada per uscire dalla vetrina. Ora, erano lì, attorno al letto del loro imbalsamatore e, grazie allo stesso complicato procedimento, lo stavano preparando per essere esposto nella sua ricercata teca di cristallo.

Eccolo così, perfettamente posizionato nella vetrina, da solo e rivolto verso uno specchio.

Ma le donne, memori di quanto era successo in precedenza, non accesero le luci; adesso sapevano che il loro carnefice avrebbe potuto ammirarsi tra le ombre di quel piccolo mondo artificiale e ricoprire un posto d’onore nella sua amata vetrina.

Claudio

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3 Commenti to “L’UOMO VETRINA E LE DONNE TROFEO”

  1. marcogalliz | 22 Maggio 2008 at 20:56

    Che bel racconto, ironico, ma, in fondo, anche amaro; un modo intelligente per far riflettere tutti noi sulla necessità di rispettare sempre la persona con cui si decide di ballare. Nel tango - credo - ciascuno è se stesso, ma è anche “per” l’altro, insieme all’altro, un altro mai riducibile a puro oggetto.

  2. Roberta | 23 Maggio 2008 at 09:37

    L’esposizione di una collezione di donne (o di uomini) non rende onore a nessuno, ma immiserisce ogni esperienza.
    110 cum laude e anche abbraccio accademico -”tanguero” per questo racconto che rappresenta, con sottile ironia, una realtà tanto triste quanto diffusa.

  3. Matteo | 23 Maggio 2008 at 21:13

    Claudio….ma geri sera ti ga magnà pesante?

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