A Buenos Aires ho assistito al concerto del cantante Kevin Johansen che, nel suo repertorio, ha un brano dedicato ad Atahualpa Yupanqui. Quando Kevin ha annunciato questo pezzo, non riuscivo proprio ad immaginare cosa avrebbe potuto suonare, dato che il genere di Johansen è piuttosto lontano da quello di Yupanqui. Il pezzo era un funky dal titolo Atahualpa Yufanky:-)

P.s. su Radio rai tre in questo momento: le origini “nere” del tango (sta suonando un pezzo di Càceres)…. Ma a voi piace Càceres?

Roberta

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11 Commenti to “Omaggio ad Atahualpa Yupanqui”

  1. Isabella | 30 Gennaio 2008 at 16:09

    Io sinceramente conosco di Juan Carlos Cáceres solo il brano “tango negro” e sinceramente non lo sopporto!!!…il resto non lo so… preferisco il tango di Pugliese o D’Arienzo, Alberto Marino…

  2. TangOblivion | 30 Gennaio 2008 at 16:42

    Vediamo cosa ci presenta Lastfm partendo da Caceres.
    Sulla barra destra il player rosso >>>>>

  3. Isabella | 30 Gennaio 2008 at 16:48

    …mi sembra sempre quel genere che va tanto di moda adesso: Bachata-Tango!!! Ma ragazzi!!! O è bachata o è tango!!!

  4. Silvia | 30 Gennaio 2008 at 17:58

    Non sono una fan sfegatata ma a me Càceres piace e lo tengo spesso come sottofondo alle serate a casa mia con persone che non ballano tango. Lo trovo un buon punto di incontro fra me ed i miei ospiti che mal sopportano più di 3 pezzi di Tango :-) .

  5. farolit | 30 Gennaio 2008 at 18:22

    A me Caceres piace.
    E, ovviamente,anche Atahualpa, Dio della verdemilonga.
    :-9

  6. Roberta | 30 Gennaio 2008 at 20:03

    Mi associo ad Isabella. Forse qualche proposta musicale interessante l’ha fatta, ma quando si mete a cantare lo affogherei in Laguna:-)

  7. marta | 31 Gennaio 2008 at 00:12

    …io mi sto drogando pesantemente di Kevin Johansen….nelle sue canzoni c’è un mix di suoni e generi di ogni tipo che mi fa pensare a paesi e culture lontane e poi rende così vivido nella mia mente il ricordo di immagini e profumi di Baires….grazie President n°1 per avermelo fatto scoprire!

  8. Isabella | 31 Gennaio 2008 at 10:28

    Grazie Roberta!…che ci volete fare…io sono nostalgica!!!
    Una volta in milonga hanno messo il pezzo “tango negro”; io e il mio fidanzato abbiamo provato a ballarlo e ci siamo scontrati con una coppia che lo stava ballando stile lambadaaa!!! Ci siamo guardati e abbiamo abbandonato la pista a metà della canzone…lo so che non si deve fare, ma era d’obbligo in quel momento!!!
    Buona giornata!!!

  9. hector | 1 Febbraio 2008 at 19:41

    Señoras y señores,tanto el señor Caceres como Ariel Prat(uno en París el otro porteño pero vive en España)hacen del genero estancado una renovación espectacular…sin modas ni predicas,Prat aporta su negritud junto a la murga porteña(ha dado stages en Paris de baile incluso)y el viejo maestro su sabiduria musical.La modernidad esta en los origenes y lo dice un argentino que sabe lo les cuenta…me piacce molto il blog eh!
    Salutti
    Hector

  10. Roberta | 4 Febbraio 2008 at 16:44

    Anche il celebre architetto catalano Antonio Gaudì sosteneva che “Si trova l’originalità tornando alle origini”

  11. beppo | 11 Giugno 2008 at 16:39

    Caceres ha grandi meriti ma come sempre accade, questo non significa che tutto quello che fa sia innovativo. Talvolta è prigioniero del suo cliche tra la negritudine, il tango ed il jazz. In ogni caso, con quel che si sente in giro nelle milonghe, a furia di manie per cercare accostamenti e magari strizzare l’occhio agli amanti della discoteca più che del tango, ascoltare Caceres non guasta mai: A prescindere da quel che si vede quanto a modo di ballare il tango, che spesso fa drizzare i capelli

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