Un Gavito imperdibile

Non ballo da molto tempo,
sono circa 3 anni durante i quali però
ho cercato avidamente di capire il Tango
partendo anche da un’altrove che mi ero
costruito nell’arco della mia formazione.

Poco dopo aver cominciato a calcare le milonghe
mi imbattei in un video con le esibizioni
di diversi maestri. C’era un pò di tutto
dal vecchio milonguero al giovane novotanguero.
Allora non conoscevo le facce e i nomi dei ballerini
ero soltanto attratto dai loro movimenti.
Credo che capiti sempre così.
Si inizia pensando di svolgere un’attività fisica e ci
si ritrova proiettati in un mondo di atmosfere, storie,
sensazioni…

Il video era giunto alla granulosità che prelude alla fine quando
l’immagine della pista ricompare e uno strano personaggio,
dall’eleganza di altri tempi, comincia
a ballare con una lentezza mai vista, portando con sè una ballerina
che sembra un angelo con quei lunghi capelli.
Non avevo mai visto ballare qualcuno in quel modo.
Lui mi sembrava grande, immenso , eterno… lei rapita, completamente.
Da quel giorno rividi quei quattro tanghi decine e decine di volte.

Poi scoprii che avevo incontrato Gavito.

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Domenica, notte inoltrata.
Sono giunto all’ultima pagina,
chiudo il libro, mi bruciano un pò gli occhi,
ma sento quella bella sensazione che si ripete
ogni volta che il piacere si fa esperienza, ricordo.

Di nuovo, il video con quei quattro tanghi.
Lui non c’è più.

Saramago afferma che non esiste una storia, esistono tante storie quante sono le persone che hanno
vissuto: “Napoleone non esisterebbe se migliaglia di soldati non fossero morti per lui”

La storia del Tango non esiste , esistono le storie di quelli che hanno creato quella cosa
che chiamiamo il Tango: i payadores, gli esuli, i musicisti, compositori, poeti e ballerini…
La storia di chi ha voluto il TAngo e di chi lo ha ostacolato.

Con il libro “Carlos Gavito. La sua vita la sua danza” ,
Massimo di Marco e Monica Fumagalli, in sotanza, mi suggeriscono questo.
Il preziosissimo testo si compone di due parti:
la prima che indaga la vita del Maestro e scritta da Massimo di Marco;
la seconda che ci svela il Tango di Gavito di Monica Fumagalli.

E’ una miniera di informazioni quella che ci fornisce Di Marco, precise, come solo un giornalista serio ed impegnato sa dare.
Ma la biografia che ci propone è piacevole quanto un romanzo d’avventura.
Perchè la vita di Gavito lo fu davvero.
Di Marco, senza cadere nelle enfasi da tangueroromantico, ci conduce tra “las calles de Buenos Aires”
fin in capo al mondo, seguendo le tappe del Maestro.
Homero Manzi, Alberto Podestà e molti altri personaggi, con le loro storie segnano il sentiero della vita di Gavito mentre le insidie del mondo sono sempre in agguato.
Di Marco, seguendo Gavito, ci presenta un mondo in cui guerre più o meno famose (Honduras-Salvador) affliggono il mondo.
Ripercorro mentalmente le pagine che ho appena letto e ritrovo il “Voyage” di Celine e “Lo sposo del mondo” di Reyes (meno famoso ma piacevolissimo).

La seconda parte del libro si addentra su quello che ormai è lo “stile Gavito”.
Monica Fumagalli ci svela la pausa, quella pausa intensa che fece emozionare intere platee e che segna il marco distintivo del tango del maestro.
Il paradosso di un Tango senza passi, paradosso apparente, perchè
forse l’essenza del tango sta proprio in quel nulla dove i due ballarini
si fondono con la musica.

Il gioco attento, preciso dei piedi dei due che un tempo consentiva una seduzione nascosta e ora seduce chi osserva.

E’ un grosso rammarico il mio, quello di non aver posseduto prima questo libro.
Avrei potuto scrivere in maniera diversa nel blog in quest’ultimo anno.

E’ più grande, però, la consolazione di averlo finalmente letto e di potervelo consigliare vivamente.
Perchè, come mi piace ripetere, non può mancare nella biblioteca ideale del Tanguero Verace.

Vi consiglio però di non cercarlo nelle librerie, bensì di ordinarlo
via web dal sito dell’editore.
www.tangolibri.it/
Vi arriverà molto prima.

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