Prendo spunto dai contenuti del libro:
Quien me quita lo bailado. Juan Carlos Copes
di Del Mazo – D Amore
Per maggiori informazioni sul libro
per fare alcune considerazioni:
- il giovane Copes nei suoi inizi, come tutti, dovette passare per l’imbarazzo e lo scherno dei ballerini già esperti.
Dato che non si nasce imparati, ancor meno nel Tango, la sua pratica fu intensa e costante.
In quel momento il suo moto fu:
“Caradura, coraje… y bailar”
per chi non sapesse lo spagnolo si può tradurre in “facciatosta e coraggio ma comunque ballare”.
Questo è l’invito che faccio ai nuovi del Tango (ma non solo) che paralizzati dall’imbarazzo fanno panca durante le milonghe.
Una buona dose di faccia tosta che vi porti a ballare con chi è più bravo.
L’invito è diretto alle donne ma soprattutto agli uomini che spesso si trovano inadeguati rispetto a ballerine già navigate.
Abbiate coraggio e faccia tosta e buttatevi in quel microcosmo che regala emozioni a non finire: la milonga.
Lì troverete le risposte ai vostri dubbi.
- tra le tante definizioni del Tango che compaiono su testi e bocche e che possono risultare più o meno condivisibili, ce n’è una che mi piace molto (forse l’unica) e fa più o meno così:
“il Tango è una danza libera il cui limite sta nella propria immaginazione”
segue a ruota quest’ultima considerazione:
-un tempo le milonghe erano la scuola dei tangheri, i ballerini le frequentavano assiduamente.
Rubavano con gli occhi i passi che i tangueri inventavano per riproporli con variazioni e aggiunte.
Mai nessuno si sarebbe permesso di riproporli esattamente uguali.
Ognuno cercava di render unico e originale il proprio Tango.
Nel nostro soggiorno a Buenos Aires ho potuto constatare che proprio nella milonga più storicamente caratterizzata da uno stile (Villa Urquiza) e cioè il Sunderland y Tangueri mayores ballavano tutti in maniera diversa.
Certo in comune avevano un tratto elegante e l’abbraccio chiuso ma i passi e l’interpretazione della musica erano assai differenti tra loro.
Ed allora ripenso all’epoca d’oro in cui si inventava il tango e la paragono alle nostre milonghe dove sembra che sia più importante ballare come qualcuno prescrive piuttosto che lasciar che il fluire della muisca sul nostro corpo e soprattutto sulla nostra mente crei quella danza libera che tanto auspico a me e a tutti voi.
Per parte mia ringrazio Ernesto, Norma e Claudio per contribuire alla realizzazione di questa mia necessità.
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